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Trekking TAM in Friuli nelle Alpi Carniche e Giulie da domenica 12 a sabato 18 luglio 2026

Sono stati cinque giorni di cammini naturalistici in Carnia, zona alpina situata nella parte nord-occidentale del Friuli verso l’Austria, e nel Tarvisiano, a oriente a ridosso del confine Sloveno; entrambe in provincia di Udine. Il Friuli è storicamente un crocevia tra i mondi latino, germanico e slavo, tanto che la regione è definita la “Terra dei tre confini” tra Italia, Austria, Slovenia; questa diversità si riflette anche nelle lingue parlate dagli abitanti che oltre all’italiano, riconoscono e tutelano ufficialmente il friulano, lo sloveno e il tedesco.

L’orografia ci è stata spiegata da alcuni soci del CAI di Gorizia e di Monfalcone che ci hanno accompagnati durante le escursioni: è piuttosto articolata e complessa, costituita da tre tipi di roccia: il calcare, la dolomia e la selce. Le vette non raggiungono i 3000 metri di altezza (il monte più alto è il monte Coglians, 2.780 m, nelle Alpi Carniche, al confine con l’Austria) ma sono tra le più antiche dell’intero arco alpino e raccontano oltre cinquecento milioni di anni di storia della Terra.

Il punto di partenza delle nostre escursioni è stato l’hotel “Gardel”, a Piano d’Arta (560 m), frazione di Arta Terme, località termale nella valle del fiume But.

La prima escursione è stata al lago Volaia (1.951 m), un suggestivo specchio d’acqua alpino di origine glaciale, poco distante dal passo Volaia al confine tra Italia e Austria. Poco sotto il passo Volaia si trova il “Masso della pace”, un’opera nella roccia che celebra l’amicizia tra i due popoli ricordando le sofferenze della prima guerra mondiale.

Il secondo giorno, con tempo piuttosto incerto, abbiamo intrapreso la salita verso il bivacco Marussich (non raggiunto per problemi meteorologici) ai piedi del monte Canin. L’ambiente lunare in cui abbiamo camminato presenta spettacolari fenomeni di carsismo come le “scannellature”, solchi nelle rocce che sembrano tracciati da un aratro, scavati dall’acqua. Dalle pareti rocciose affiorano fossili tra cui spiccano i megalodonti a forma di cuore.

Il terzo giorno siamo saliti al Pal Piccolo, a 1.866 metri e in prossimità del passo di Monte Croce Carnico, al confine tra Italia e Austria. Fu un luogo molto conteso tra le truppe italiane ed austroungariche nella 1a Guerra Mondiale. Sulla cima è allestito un museo all’aperto dove abbiamo visitato i resti delle trincee e dei baraccamenti usati durante il conflitto. Tra tutte le mete di questa settimana, è forse stato il luogo più interessante e toccante, considerando la fatica e le impossibili condizioni di vita a cui furono sottoposti tanti ragazzi, mandati a combattere e a morire. Nel rientro abbiamo visitato a Timau il Museo della Grande Guerra.

Il quarto giorno, partendo da Piano d’Arta abbiamo raggiunto i Campanili del Lander; tra bosco e strapiombo siamo arrivati al belvedere dove abbiamo osservato la grande paleo frana che ha dato luogo a quelle caratteristiche forme rocciose modellate da successive erosioni. L’ultimo giorno ci siamo spostati nelle Alpi Giulie, nel Tarvisiano al confine con la Slovenia, nel parco naturale dei laghi di Fusine, partendo dai laghi omonimi fino al rifugio Zacchi e alla capanna Ponza.

Non conoscevo questo territorio che ho molto apprezzato: non solo per le montagne, così diverse da quelle in Piemonte e in Valle d’Aosta, ma anche per la semplicità e la sobrietà dei paesi circostanti. Attraverso la visita dei luoghi, mi sono resa conto di come i friulani siano grandi lavoratori, attaccati alla propria terra, riservati e discreti, con uno spiccato spirito di resilienza e una sincera fierezza per la propria identità culturale, linguistica e storica. Uomini e donne che non si sono mai persi d’animo anche nelle situazioni più avverse; e ciò fu dimostrato dalla capacità di ricostruire i propri paesi dopo il devastante terremoto del 1976.

Ho apprezzato la valorizzazione delle tradizioni e, tra queste, la gastronomia locale; eccellenti formaggi e campioni di bontà come il frico (tortino al formaggio Montasio e patate, fritto in padella), i cjarsons (ravioli con ripieno di erbe, ricotta e spezie) e la brovada (cotechino servito con rape macerate nella vinaccia). Questo trekking, per me e spero anche per tutto il resto del gruppo, non è stato solo un allenamento escursionistico, ma anche un arricchimento storico e culturale.

Per concludere…. grazie agli accompagnatori precisi, attenti, organizzati, ai soci del CAI di Gorizia e di Monfalcone per le esaurienti spiegazioni, all’eccellente autista che ci ha portati lungo i tragitti in modo magistrale e bravi tutti gli escursionisti del gruppo che hanno camminato in modo costante e ordinato

Alla prossima

Carla Eterno

Corso Operatore Aree Protette

A Noasca, nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, si terrà il Corso per Operatore delle Aree Protette (corso base per Guardiaparco), un percorso formativo dedicato a chi desidera approfondire il mondo della tutela ambientale, della conservazione della biodiversità e della gestione del territorio.

Il corso è rivolto a studenti, laureati, professionisti del settore e a tutti gli appassionati di natura interessati ad acquisire competenze pratiche e teoriche sulle attività svolte nelle aree protette.

Il corso rappresenta un’interessante opportunità formativa per chi desidera avvicinarsi al settore della conservazione della natura o intraprendere un percorso professionale in questo ambito.

📍 Sede: Noasca (TO) – Parco Nazionale Gran Paradiso
📅 Date: 3, 4, 5, 6 – 10, 11, 12, 13 settembre 2026
ℹ️ Informazioni e iscrizioni: www.parchieriserve.org

Extreme Ice Survey: come i ghiacciai muoiono

Quando sono diventato fotografo, volevo celebrare l’eleganza e la bellezza della natura. Ma presto ho capito che c’era qualcosa di più complesso nel mondo, riguardo lo scontro fra umanità e ambiente. E ho sentito un fortissimo bisogno di testimoniarlo”. James Balog

MAcA – Environmental Museum – C.so Umbria 90 – 10144 Torino – 011.0702535 info@acomeambiente.org www.acomeambiente.org

Impronte mette in dialogo arte e scienza, mostrando la fotografia come mezzo per comprendere le trasformazioni ambientali dell’Antropocene. Per saperne di più su Balog, i suoi documentari, i libri e i risultati delle sue ricerche: Earth Vision Institute (EVI): fondato nel 2012 dal fotografo, autore, scienziato e attivista climatico James Balog.

The Human Element – La trama

l film segue il fotografo James Balog, tra le principali voci dell’ambientalismo mondiale, mentre documenta alcuni fenomeni emblematici dei crescenti cambiamenti climatici. Per raggiungere il suo obiettivo, Balog prende in considerazione i quattro elementi vitali – Terra, Acqua, Aria, Fuoco – cercando di cogliere il loro alterarsi dovuto alle attività umane. Un viaggio negli Stati Uniti che lo vede testimone del passaggio di uragani devastanti, di un villaggio di pescatori minacciato dall’aumento del livello del mare, dell’esaurirsi della nostra riserva d’aria, dei rovinosi incendi in California e di una comunità di minatori disoccupati alla ricerca di nuove speranze. Tuttavia, con fiducia, Balog mette a disposizione la sua arte per favorire il recupero della relazione imprescindibile fra la Natura e il quinto fondamentale elemento: l’umanità.

Chasing Ice – La trama

Il celebre fotografo ambientalista James Balog, un tempo scettico sui cambiamenti climatici e cinico riguardo alla natura della ricerca accademica, ha scoperto, attraverso il suo Extreme Ice Survey, prove inconfutabili del cambiamento in atto sul nostro pianeta. In Chasing Ice, Balog utilizza rivoluzionarie telecamere time-lapse per documentare, nel corso di diversi anni, l’evoluzione dei ghiacciai di tutto il mondo. I suoi video, di una bellezza struggente, comprimono anni in pochi secondi e immortalano antiche montagne di ghiaccio in movimento, mentre scompaiono a una velocità impressionante.

Viaggiando con una squadra di giovani avventurieri attraverso l’Artico ostile, Balog rischia la sua carriera e la sua incolumità per raccontare la storia più importante che l’umanità si trova ad affrontare. Mentre il dibattito polarizza l’America e l’intensità dei disastri naturali aumenta a livello globale, Chasing Ice ritrae un eroico fotoreporter in missione per portare una fragile speranza al nostro pianeta alimentato dai combustibili fossili.

Nella primavera del 2005, il celebre fotografo James Balog si diresse verso l’Artico per portare a termine un incarico commissionatogli dal National Geographic: catturare immagini che potessero aiutare a capire meglio il cambiamento climatico della Terra. Pur avendo una formazione scientifica, Balog si era sempre mostrato scettico sulla tesi del cambiamento climatico. Ma quel primo viaggio a Nord gli ha aprì gli occhi e lo convinse a intraprendere una sfida che avrebbe potuto mettere a rischio la sua carriera e la sua stessa salute. A pochi mesi da quel primo viaggio in Islanda, il fotografo organizzò la più dura spedizione della sua vita: La ‘Extreme Ice Survey’. Alla guida di un gruppo di giovani coraggiosi, iniziò a raccogliere le immagini che (grazie ad un rivoluzionario time-lapse) avrebbero testimoniato lo scioglimento dei ghiacci e il cambiamento climatico in corso.

Chasing Time – La trama

Chasing Time è un cortometraggio documentario del 2024 diretto da Sarah Keo e Jeff Orlowski-Yang, che segue il fotografo James Balog nel capitolo finale della sua storica indagine sui ghiacciai. Il film esplora tematiche profonde sulla mortalità, offrendo una riflessione visiva sul mutamento del nostro pianeta. [1, 2, 3]

Per scoprire il lavoro e le riflessioni del fotografo James Balog nel progetto Extreme Ice Survey:


Chasing Time (40 min Directors Cut) Shortlisted for Oscar for Best Documentary Short Film

Domenica 19 luglio 2026 – TRAVERSATA DA CERVIÈRES AL COLLE DEL MONGINEVRO (FRANCIA)

Il Gruppo Escursionismo TAM (CAI UGET TORINO e CAI TORINO) organizza per:

 TRAVERSATA DA CERVIÈRES AL COLLE DEL MONGINEVRO (FRANCIA)

Guglie di Roccia
Lac des Sarailles

Partenza: Cervières (Briancon), 1680 m – Arrivo: Colle del Monginevro, 1860 m – Quota massima: Col du Gondrand, 2315 m – Dislivello in salita: 700 m circa – Dislivello in discesa: 460 m – Tempo totale: 5,00 h (soste escluse) – Sviluppo circa 11,00 km – Difficoltà: E

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