Sono stati cinque giorni di cammini naturalistici in Carnia, zona alpina situata nella parte nord-occidentale del Friuli verso l’Austria, e nel Tarvisiano, a oriente a ridosso del confine Sloveno; entrambe in provincia di Udine. Il Friuli è storicamente un crocevia tra i mondi latino, germanico e slavo, tanto che la regione è definita la “Terra dei tre confini” tra Italia, Austria, Slovenia; questa diversità si riflette anche nelle lingue parlate dagli abitanti che oltre all’italiano, riconoscono e tutelano ufficialmente il friulano, lo sloveno e il tedesco.
L’orografia ci è stata spiegata da alcuni soci del CAI di Gorizia e di Monfalcone che ci hanno accompagnati durante le escursioni: è piuttosto articolata e complessa, costituita da tre tipi di roccia: il calcare, la dolomia e la selce. Le vette non raggiungono i 3000 metri di altezza (il monte più alto è il monte Coglians, 2.780 m, nelle Alpi Carniche, al confine con l’Austria) ma sono tra le più antiche dell’intero arco alpino e raccontano oltre cinquecento milioni di anni di storia della Terra.
Il punto di partenza delle nostre escursioni è stato l’hotel “Gardel”, a Piano d’Arta (560 m), frazione di Arta Terme, località termale nella valle del fiume But.
La prima escursione è stata al lago Volaia (1.951 m), un suggestivo specchio d’acqua alpino di origine glaciale, poco distante dal passo Volaia al confine tra Italia e Austria. Poco sotto il passo Volaia si trova il “Masso della pace”, un’opera nella roccia che celebra l’amicizia tra i due popoli ricordando le sofferenze della prima guerra mondiale.
Il secondo giorno, con tempo piuttosto incerto, abbiamo intrapreso la salita verso il bivacco Marussich (non raggiunto per problemi meteorologici) ai piedi del monte Canin. L’ambiente lunare in cui abbiamo camminato presenta spettacolari fenomeni di carsismo come le “scannellature”, solchi nelle rocce che sembrano tracciati da un aratro, scavati dall’acqua. Dalle pareti rocciose affiorano fossili tra cui spiccano i megalodonti a forma di cuore.
Il terzo giorno siamo saliti al Pal Piccolo, a 1.866 metri e in prossimità del passo di Monte Croce Carnico, al confine tra Italia e Austria. Fu un luogo molto conteso tra le truppe italiane ed austroungariche nella 1a Guerra Mondiale. Sulla cima è allestito un museo all’aperto dove abbiamo visitato i resti delle trincee e dei baraccamenti usati durante il conflitto. Tra tutte le mete di questa settimana, è forse stato il luogo più interessante e toccante, considerando la fatica e le impossibili condizioni di vita a cui furono sottoposti tanti ragazzi, mandati a combattere e a morire. Nel rientro abbiamo visitato a Timau il Museo della Grande Guerra.
Il quarto giorno, partendo da Piano d’Arta abbiamo raggiunto i Campanili del Lander; tra bosco e strapiombo siamo arrivati al belvedere dove abbiamo osservato la grande paleo frana che ha dato luogo a quelle caratteristiche forme rocciose modellate da successive erosioni. L’ultimo giorno ci siamo spostati nelle Alpi Giulie, nel Tarvisiano al confine con la Slovenia, nel parco naturale dei laghi di Fusine, partendo dai laghi omonimi fino al rifugio Zacchi e alla capanna Ponza.
Non conoscevo questo territorio che ho molto apprezzato: non solo per le montagne, così diverse da quelle in Piemonte e in Valle d’Aosta, ma anche per la semplicità e la sobrietà dei paesi circostanti. Attraverso la visita dei luoghi, mi sono resa conto di come i friulani siano grandi lavoratori, attaccati alla propria terra, riservati e discreti, con uno spiccato spirito di resilienza e una sincera fierezza per la propria identità culturale, linguistica e storica. Uomini e donne che non si sono mai persi d’animo anche nelle situazioni più avverse; e ciò fu dimostrato dalla capacità di ricostruire i propri paesi dopo il devastante terremoto del 1976.
Ho apprezzato la valorizzazione delle tradizioni e, tra queste, la gastronomia locale; eccellenti formaggi e campioni di bontà come il frico (tortino al formaggio Montasio e patate, fritto in padella), i cjarsons (ravioli con ripieno di erbe, ricotta e spezie) e la brovada (cotechino servito con rape macerate nella vinaccia). Questo trekking, per me e spero anche per tutto il resto del gruppo, non è stato solo un allenamento escursionistico, ma anche un arricchimento storico e culturale.
Per concludere…. grazie agli accompagnatori precisi, attenti, organizzati, ai soci del CAI di Gorizia e di Monfalcone per le esaurienti spiegazioni, all’eccellente autista che ci ha portati lungo i tragitti in modo magistrale e bravi tutti gli escursionisti del gruppo che hanno camminato in modo costante e ordinato
Alla prossima
Carla Eterno







