In questi anni il Gruppo TAM- Manutenzione Sentieri Torino, ha svolto la sua attività in diversi luoghi della Città Metropolitana di Torino.
➡️Manutenzione del Sentiero delle Stelle da San Mauro Torinese alla Basilica di Superga e al Planetario “Infini.to” di Pino Torinese.
Il Sentiero delle Stelle parte da San Mauro Torinese, è stato inaugurato nel giugno 2024, è un itinerario pedonale e ciclabile che collega la zona Sant’Anna dei Pescatori (via Canua/piazza Nassirya) alla Basilica di Superga e infine al Planetario Infini.to di Pino Torinese clicca QUI per vedere ulteriori dettagli.
Alcune immagini delle attività svolte
➡️Manutenzione e segnalazione del percorso dalla stazione di Beaulard al Rifugio Rey
Nei mesi di Giugno, Luglio e Agosto 2026 il Gruppo Manutenzione Sentieri del Cai – Uget ha completato il posizionamento della segnaletica sia dalla stazione ferroviaria di Beaulard al Rifugio Rey lungo il percorso del sentiero 702/703, come anche da Vazon dal rifugio “La Chardouse”, sul sentiero 715, o ancora da Chateau Beaulard clicca QUI per vedere ulteriori dettagli.
➡️Manutenzione del sentiero Anna Bordoni nelle Vali di Lanzo
Il Colle della Dieta (1451 m) unisce i comuni di Viù e Mezzenile, collegando la Valle di Viù con la Val d’Ala in Piemonte. L’area offre splendidi itinerari escursionistici ad anello che passano anche per il vicino Colle della Cialmetta e la caratteristica panchina gigante
Volontari del “Gruppo TAM“, hanno svolto un intervento di manutenzione sul sentiero 204A “Anna Bordoni”, nel Comune di Mezzenile. Attrezzati di pale, picconi, zappe, seghe, accette, mazze ecc. per rinforzare i bordi del sentiero nelle zone in forte pendenza, dove la traccia tende a scivolare a valleclicca QUI per ulteriori dettagli.
Alcune immagini delle attività svolte
➡️Manutenzione e segnalazione del sentiero degli orridi tra Chianocco e Foresto in Val di Susa
Sono stati cinque giorni di cammini naturalistici in Carnia, zona alpina situata nella parte nord-occidentale del Friuli verso l’Austria, e nel Tarvisiano, a oriente a ridosso del confine Sloveno; entrambe in provincia di Udine. Il Friuli è storicamente un crocevia tra i mondi latino, germanico e slavo, tanto che laregione è definita la “Terra dei tre confini”tra Italia, Austria, Slovenia; questa diversità si riflette anche nelle lingue parlate dagli abitanti che oltre all’italiano, riconoscono e tutelano ufficialmente il friulano, lo sloveno e il tedesco.
L’orografia ci è stata spiegata da alcuni soci del CAI di Gorizia e di Monfalcone che ci hanno accompagnati durante le escursioni: è piuttosto articolata e complessa, costituita da tre tipi di roccia: il calcare, la dolomia e la selce. Le vette non raggiungono i 3000 metri di altezza (il monte più alto è il monte Coglians, 2.780 m, nelle Alpi Carniche, al confine con l’Austria) ma sono tra le più antiche dell’intero arco alpino e raccontano oltre cinquecento milioni di anni di storia della Terra.
Ilpunto di partenza delle nostre escursioni è stato l’hotel “Gardel”, a Piano d’Arta(560 m), frazione di Arta Terme, località termale nella valle del fiume But.
La prima escursione è stata al lago Volaia(1.951 m), un suggestivo specchio d’acqua alpino di origine glaciale, poco distante dal passo Volaia al confine tra Italia e Austria. Poco sotto il passo Volaia si trova il “Masso della pace”, un’opera nella roccia che celebra l’amicizia tra i due popoli ricordando le sofferenze della prima guerra mondiale.
Il secondo giorno, con tempo piuttosto incerto, abbiamo intrapreso la salita verso il bivacco Marussich (non raggiunto per problemi meteorologici) ai piedi del monte Canin. L’ambiente lunare in cui abbiamo camminato presenta spettacolari fenomeni di carsismo come le “scannellature”, solchi nelle rocce che sembrano tracciati da un aratro, scavati dall’acqua. Dalle pareti rocciose affiorano fossili tra cui spiccano i megalodonti a forma di cuore.
Ilterzo giorno siamo saliti al Pal Piccolo, a 1.866 metri e in prossimità del passo di Monte Croce Carnico, al confine tra Italia e Austria. Fu un luogo molto conteso tra le truppe italiane ed austroungariche nella 1a Guerra Mondiale. Sulla cima è allestito un museo all’aperto dove abbiamo visitato i resti delle trincee e dei baraccamenti usati durante il conflitto. Tra tutte le mete di questa settimana, è forse stato il luogo più interessante e toccante, considerando la fatica e le impossibili condizioni di vita a cui furono sottoposti tanti ragazzi, mandati a combattere e a morire. Nel rientro abbiamo visitato a Timau il Museo della Grande Guerra.
Il quarto giorno, partendo da Piano d’Arta abbiamo raggiunto i Campanili del Lander; tra bosco e strapiombo siamo arrivati al belvedere dove abbiamo osservato la grande paleo frana che ha dato luogo a quelle caratteristiche forme rocciose modellate da successive erosioni. L’ultimo giornoci siamo spostati nelle Alpi Giulie, nel Tarvisiano al confine con la Slovenia,nel parco naturale dei laghi di Fusine, partendo dai laghi omonimi fino al rifugio Zacchi e alla capanna Ponza.
Non conoscevo questo territorio che ho molto apprezzato: non solo per le montagne, così diverse da quelle in Piemonte e in Valle d’Aosta, ma anche per la semplicità e la sobrietà dei paesi circostanti. Attraverso la visita dei luoghi, mi sono resa conto di come i friulani siano grandi lavoratori, attaccati alla propria terra, riservati e discreti, con uno spiccato spirito di resilienza e una sincera fierezza per la propria identità culturale, linguistica e storica. Uomini e donne che non si sono mai persi d’animo anche nelle situazioni più avverse; e ciò fu dimostrato dalla capacità di ricostruire i propri paesi dopo il devastante terremoto del 1976.
Ho apprezzato la valorizzazione delle tradizioni e, tra queste, la gastronomia locale; eccellenti formaggi e campioni di bontà come il frico (tortino al formaggio Montasio e patate, fritto in padella), i cjarsons (ravioli con ripieno di erbe, ricotta e spezie) e la brovada (cotechino servito con rape macerate nella vinaccia). Questo trekking, per me e spero anche per tutto il resto del gruppo, non è stato solo un allenamento escursionistico, ma anche un arricchimento storico e culturale.
Per concludere…. grazie agli accompagnatori precisi, attenti, organizzati, ai soci del CAI di Gorizia e di Monfalcone per le esaurienti spiegazioni, all’eccellente autista che ci ha portati lungo i tragitti in modo magistrale e bravi tutti gli escursionisti del gruppo che hanno camminato in modo costante e ordinato
Corso per Operatore delle Aree Protette (corso base per Guardiaparco)
Il corso è rivolto a studenti, laureati, professionisti del settore e a tutti gli appassionati di natura interessati ad acquisire competenze pratiche e teoriche sulle attività svolte nelle aree protette.
Durante le lezioni verranno affrontati temi quali: – gestione e funzionamento delle aree protette; – fauna selvatica e monitoraggio naturalistico; – conservazione della biodiversità; – normativa ambientale; – attività e ruolo del guardiaparco.
Il corso rappresenta un’interessante opportunità formativa per chi desidera avvicinarsi al settore della conservazione della natura o intraprendere un percorso professionale in questo ambito.
Quando sono diventato fotografo, volevo celebrare l’eleganza e la bellezza della natura. Ma presto ho capito che c’era qualcosa di più complesso nel mondo, riguardo lo scontro fra umanità e ambiente. E ho sentito un fortissimo bisogno di testimoniarlo”. James Balog
Impronte mette in dialogo arte e scienza, mostrando la fotografia come mezzo per comprendere le trasformazioni ambientali dell’Antropocene. Per saperne di più su Balog, i suoi documentari, i libri e i risultati delle sue ricerche:Earth Vision Institute (EVI): fondato nel 2012 dal fotografo, autore, scienziato e attivista climatico James Balog.
Il percorso si conclude con tre documentari – Chasing Ice, The Human Element e Chasing Time – realizzati in collaborazione con il Festival CinemAmbiente.
The Human Element – La trama
l film segue il fotografo James Balog, tra le principali voci dell’ambientalismo mondiale, mentre documenta alcuni fenomeni emblematici dei crescenti cambiamenti climatici. Per raggiungere il suo obiettivo, Balog prende in considerazione i quattro elementi vitali – Terra, Acqua, Aria, Fuoco – cercando di cogliere il loro alterarsi dovuto alle attività umane. Un viaggio negli Stati Uniti che lo vede testimone del passaggio di uragani devastanti, di un villaggio di pescatori minacciato dall’aumento del livello del mare, dell’esaurirsi della nostra riserva d’aria, dei rovinosi incendi in California e di una comunità di minatori disoccupati alla ricerca di nuove speranze. Tuttavia, con fiducia, Balog mette a disposizione la sua arte per favorire il recupero della relazione imprescindibile fra la Natura e il quinto fondamentale elemento: l’umanità.
Chasing Ice – La trama
Il celebre fotografo ambientalista James Balog, un tempo scettico sui cambiamenti climatici e cinico riguardo alla natura della ricerca accademica, ha scoperto, attraverso il suo Extreme Ice Survey, prove inconfutabili del cambiamento in atto sul nostro pianeta. In Chasing Ice, Balog utilizza rivoluzionarie telecamere time-lapse per documentare, nel corso di diversi anni, l’evoluzione dei ghiacciai di tutto il mondo. I suoi video, di una bellezza struggente, comprimono anni in pochi secondi e immortalano antiche montagne di ghiaccio in movimento, mentre scompaiono a una velocità impressionante.
Viaggiando con una squadra di giovani avventurieri attraverso l’Artico ostile, Balog rischia la sua carriera e la sua incolumità per raccontare la storia più importante che l’umanità si trova ad affrontare. Mentre il dibattito polarizza l’America e l’intensità dei disastri naturali aumenta a livello globale, Chasing Ice ritrae un eroico fotoreporter in missione per portare una fragile speranza al nostro pianeta alimentato dai combustibili fossili.
Nella primavera del 2005, il celebre fotografo James Balog si diresse verso l’Artico per portare a termine un incarico commissionatogli dal National Geographic: catturare immagini che potessero aiutare a capire meglio il cambiamento climatico della Terra. Pur avendo una formazione scientifica, Balog si era sempre mostrato scettico sulla tesi del cambiamento climatico. Ma quel primo viaggio a Nord gli ha aprì gli occhi e lo convinse a intraprendere una sfida che avrebbe potuto mettere a rischio la sua carriera e la sua stessa salute. A pochi mesi da quel primo viaggio in Islanda, il fotografo organizzò la più dura spedizione della sua vita: La ‘Extreme Ice Survey’. Alla guida di un gruppo di giovani coraggiosi, iniziò a raccogliere le immagini che (grazie ad un rivoluzionario time-lapse) avrebbero testimoniato lo scioglimento dei ghiacci e il cambiamento climatico in corso.
Chasing Time – La trama
Chasing Time è un cortometraggio documentario del 2024 diretto da Sarah Keo e Jeff Orlowski-Yang, che segue il fotografo James Balog nel capitolo finale della sua storica indagine sui ghiacciai. Il film esplora tematiche profonde sulla mortalità, offrendo una riflessione visiva sul mutamento del nostro pianeta. [1, 2, 3]
Per scoprire il lavoro e le riflessioni del fotografo James Balog nel progetto Extreme Ice Survey:
Chasing Time (40 min Directors Cut) Shortlisted for Oscar for Best Documentary Short Film